Filosofia di Photoshop

Pubblicato da Giulio G. Pedaci in: Photoshop

Dopo avervi presentato una rapida
introduzione a Photoshop
come primo articolo della nostra nuova sezione, iniziamo oggi il vero e proprio percorso che abbiamo deciso di intraprendere insieme a voi lettori.

Ho deciso di iniziare questo percorso che ci porterà a vivisezionare Photoshop, non come ci si potrebbe aspettare, dalla spiegazione delle varie funzionalità, strumento per strumento, bensì da qualcosa che non si trova normalmente nei manuali e che proviene esclusivamente dall’esperienza personale del sottoscritto, costruita negli anni e che cercherò di trasmettervi.
Di cosa sto parlando? Sto parlando di come intuire le procedure prima ancora di metterle in pratica. Sto parlando di come entrare in empatia con il programma.

Per fare questo, ho bisogno che vi togliate dalla testa tutte quelle procedure che avete guardato nei tutorial, che spiegano gli effetti speciali e che richiedono una lavorazione “passo passo” che il più delle volte non è chiara, ma “si fa così e tanto mi basta”.
Con me toglietevi dalla testa il “tanto mi basta”.
Quando guido voglio avere io il controllo e non che sia la macchina a dirigere dove vuole lei. E se proprio mi deve aiutare ad andare da qualche parte, voglio che sia chiaro come lo fa.
Chi pensa che con Photoshop, con i suoi plug-in e i suoi filtri si possa fare di tutto e di più, ha ragione, ma 1. quello che avete fatto con i vari plug-il e filtri lo potrà fare chiunque altro e quindi sarete sempre uno nella mischia e 2. se non saprete cosa controllare prima di consegnare al cliente il vostro lavoro, aspettatevi delle brutte sorprese in stampa, garantito.
Detto questo iniziamo allora proprio dalla struttura del programma.
Photoshop è strutturato in modo tale da farci lavorare in diversi spazi cromatici, che possono tuttavia interagire tra loro. Ed è proprio da questo che desidero partire, dalla concezione di spazio cromatico.
Senza entrare troppo nello specifico, è bene sapere che possiamo lavorare con Photoshop fondamentalmente in 3 spazi colore: RGB, CMYK e Lab. Il grigio è anch’esso uno spazio colore, ma per il momento non m’interessa trattarlo, anche perché nel mio lavoro di post-produttore i fondamentali sono i 3 citati e di questi parlerò. Vediamo allora di addentrarci nella descrizione, sempre che siate ancora svegli dopo tutte queste righe (magari dopo se vedo che sono troppe, qualcuna la cancellerò a caso).
RGB è l’acronimo di Red, Green e Blu. Questo metodo colore viene definito metodo additivo, in quanto dovete immaginare dei fasci luminosi colorati che, sovrapponendosi, creano altri fasci luminosi colorati. Avremo quindi il fascio luminoso colorato Red che, sovrapponendosi al fascio luminoso colorato Green, produrrà un fascio luminoso colorato Yellow.
Alt, pausa. Non mi costringete a ripetere tutta la tiritera per le varie combinazioni … vedrò di essere più veloce e meno noioso, per cui:
1. Red + Green = Yellow e questo ormai è assodato (o volete che ripeta la tiritera?)
2. Green + Blu = Cyan
3. Blu + Red = Magenta
L’insieme di tutti e tre i fasci colorati luminosi produce il bianco.
CMYK è l’acronimo di Cyan, Magenta, Yellow e blaK. Qui invece parliamo di pigmenti che, sommandosi, producono altri colori, ma con una sottrazione della luminosità.
Ripetiamo l’escamotage di prima:
1. Cyan + Magenta = Blu/Viola
2. Magenta + Yellow = Red
3. Yellow + Cyan = Green
L’insieme dei tre pigmenti colorati produce un nero/marrore. Per ovviare a questo inconveniente, è stato aggiunto il nero per dare più profondità alle stampe tipografiche (e per poter dare un significato alla lettera K).
Lab indica il canale della Luminosità, l’asse dei colori verde e rosso (a) e l’asse dei colori blu e giallo (b).
Fondamentalmente il metodo RGB è per i monitor, il video e la stampa chimica; il CMYK è il metodo di stampa tipografica. Lab ci aiuta nella valutazione del colore, nella regolazione separata dei colori dalla luminosità e tante altre belle cose che pian piano tratteremo.
Direi che per oggi, come primo passettino nella conoscenza di Photoshop, può bastare (magari con una gomitata, svegliate il vostro vicino).
Mi rendo conto che queste prime lezioni possono sembrare un pochino noiose ma, fidatevi, sono propedeutiche e vi saranno di molto aiuto in futuro, quando affronteremo problematiche che richiederanno la conoscenza di certi fondamenti e chi ha dormito durante questa lezione, non si azzardi poi a copiare.
Per intanto non mi resta che augurarvi finalmente un bel riposino e alla prossima.
😉 Ciao da Giulio.

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Autore

Giulio G. Pedaci Giulio Giuseppe Pedaci è specializzato nella post-produzione fotografica, lavoro che svolge da circa 20 anni. Mette a disposizione la sua esperienza anche tramite videotutorial sul suo blog (http://www.ritoccando.com/blog) e nel suo canale YouTube (http://www.youtube.com/user/Ritoccando)

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3 Risposte a “Filosofia di Photoshop”

  1. Silvio Arnone scrive:

    Avanti tutta ! 🙂

    (Io PhotoShop non lo uso perchè completo e legale costa 1.500 Euro e dato che tutto sommato sono una persona onesta, mi rifiuto di usare certi “trucchetti”.
    Molto più modestamente uso il magnifico Gimp, che forse non sarà idoneo per i professionisti, ma per me che sono un semplice amatore, va più che bene.
    Leggerò tuttavia con molto piacere le “lezioni”, perchè sicuramente vi sarà molto di interessante da imparare).

    Salutissimi

  2. Giulio G. Pedaci scrive:

    @Silvio
    Grazie per il bel commento. Io da parte mia cercherò di dare il massimo.
    Continua a seguirni e vedrò di non deludere le tue attese.
    Giulio

  3. Paolo Leonardi scrive:

    @Silvio hai ragione, seguire gli articoli di Giulio sarà veramente un piacere! Ha un modo di scrivere che trovo avvincente e che conquisterà parecchi lettori. Abbiamo fatto un ottimo acquisto con Giulio e anche con Diana, che scrive non in questa sezione. Grandi ragazzi!
    A presto!
    Paolo Leonardi

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